| Pietro
Boniforte (1786-1861). |
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| Da
“OSSERVATORE TORTONESE” – Giornale della
città e circondario di Tortona – Tortona 6 luglio
1861 – Anno 8, n. 50. - Biblioteca Civica di Tortona. |
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"Il
Comandante de prima classe, Cavaliere di vari ordini BONIFORTE
BUSSETTI, Comandante Generale della Guardia Nazionale di
Genova di cui piangiamo la morte avvenuta il 27 scaduto
giugno nella villeggiatura di Berzano, era nato in Tortona
sullo scorcio del 1786. |
Discendeva
egli dall’antica ed illustre stirpe dei Marchesi Bussetti,
già feudatari di Montebore e di Montegioco, la quale
vantava una lunga serie di personaggi che si distinsero
eminentemente nelle primarie dignità ecclesiastiche,
nella carriera delle armi e nelle pubbliche magistrature. |
Ebbe
genitori il Colonnello Cavaliere D. Antonio Bussetti, il
quali si distinse nel 1784 all’attacco del ridotto
della Ramassa in Savoia, e la nobile Teresa Carnevale, donna
di somma pietà e di soda religione. |
Fin
dai primi anni si manifestò in lui quella generosa
arditezza che spinge ad operare e ad imprimere grandi orme
dell’ardua via dell’onore, per cui, giovinetto,
nel 1806, entrava volontariamente nelle Guardie d’Onore
del Principe Eugenio, Vice Re d’Italia, dalle quali
uscivane tre anni dopo col grado di Sotto Tenente nei Cacciatori
a cavallo d’Italia, e combatté con essi nella
celebre battaglia di Wagram, occorsa in luglio del 1809,
nella quale riportò gravissima ferita alla coscia
sinistra. |
Dai
Cacciatori Italiani passava del 1810 Tenente nel XII Corazzieri
di Francia e in quest’arma fece le campagne del ’12
e del ’13, e combatté alle battaglie di Wilna,
Ostrowno, di Mohilow, di Drissa, di Smolenko e della Moscowa,
nelle quali riportò quattro ferite, ed in ricompensa
del suo marziale valore fu promosso al grado di Capitano,
e sul campo della gloria, dalle mani del Re di Napoli, fu
decorato della Croce di onore. |
Nella
ritirata di Mosca fu aggregato agli Ufficiali di ordinanza
del Re Murat, prese parte a tutti i combattimenti che l’accompagnarono,
in uno dei quali ricevette una ferita alla gamba sinistra
che lo costrinse ad una fasciatura per il resto della sua
vita. Ferito, giunto che fu a Konigsberg nel gennaio del
1815, fu sorpreso da una grave malattia e condotto all’Ospitale
di quella città della quale, pochi giorni dopo, essendosene
impadronito i Russi, lo fecero prigioniero di guerra, e
ristabilito che egli fu, lo condussero sino ad Astrakan,
città della Moscovita Asiatica, nella Tartaria, in
cui vi stette fino alla pace generale. |
Caduto
il Gallico Impero, data la pace all’Europa, fu egli
posto in libertà, e dopo un lungo cammino di più
di 2500 miglia, si restituì alla sua patria, ove,
appena giunto, prese servizio nelle sovrane armate piemontesi,
in qualità di Tenente dei Dragoni della Regina; quindi
passò Capitano nei Cavalleggeri di Savoia, poscia
Maggiore nei Cavalleggeri di Piemonte; poco dopo tenente
colonnello in Piemonte Reale. |
| Nel
1835 venne nominato Colonnello di Cavalleria e comandante
la città e Provincia di Voghera. |
Nel
1844 dalla Sovrana Munificenza dell’in allora regnante
Carlo Alberto, venne levato al sublime grado di Maggiore
Generale della Cavalleria e tre anni circa dopo dal Comando
di Voghera passava a quello di Pavia, indi a quello di Lodi
e poscia a quello di Cremona. Ebbe inseguito l’incarico
di organizzare il Reggimento della Morte, quindi fu destinato
al Comando d’una Brigata esclusivamente destinata
alla difesa del Mincio, prendendo posizione a Monzambano.
Ferito il Generale Bovil, comandante la Brigata di Cuneo,
il Re diede a Bussetti il comando della medesima. In seguito
ebbe il comando provvisorio della Brigata di Casale. |
Prossima
la rottura del funesto armistizio Salasco, si presenta il
Bussetti a Carlo Alberto e gli offre la sua spada, il suo
braccio, il suo valore, la sua fedeltà, la sua devozione
alla causa italiana, quale offerta accettata, fu destinato
comandante dell’armata di riserva che venne poi collocata
dal Generale Maggiore dell’esercito sardo Alberto
Chrzanowskj presso Novara, sulla strada che rende a Mortasa,
alla quale prese poi nel giorno della pugna, vivissima parte,
ed il suo generale riportava la sesta ferita, la quale però
fu assai leggiera e di niuna conseguenza. |
Il
Ministero avendo dichiarato impossibile un’ulteriore
riscossa, il Generale Bussetti, in maggio del 1849 s’accomiatò
da’ suoi soldati nel campo di San Maurizio ritornando
ai patrj focolari e vi rimase poco tempo, perché
Vittorio Emanuele, volendo premiare al fedeltà e
il coraggio di lui, lo nominava comandante Generale la Guardia
Nazionale di Genova ed i pubblici fogli, nell’annunciare
il di lui trapasso, unanimi dicono che seppe procurarsi
la benevolenza de’ suoi superiori e la stima de’
suoi dipendenti, come pure seppe legare a sé la fede
e la disciplina de’ soldati, e mantenersi sempre più
viva la fama d’intrepido guerriero. |
Il
terzo giorno della sua malattia, conscio della gravezza
della medesima, ordinò che si mandasse a Tortona
a pregare Padre Guardiano dei Cappuccini di mandargli un
confessore; per così pietoso uffizio vi spediva Padre
Filippo da Castellazzo, dal quale ricevette costante ed
imperturbato tutti i conforti della religione. |
Era
il Generale Bussetti d’alta statura, ben fatto della
persona, i suoi lineamenti regolari, senza affettazione
e pareva molto più giovane che non era. Si portò
sempre sui campi di battaglia con un cuore di diamanti,
un petto di ferro e con occhi privi di lagrime; camminava
con ammirabile calma incontro al perielio. Servire il suo
Re, sacrificare per lui il proprio sangue, soffrire tutto
per la sua causa, ecco i doveri nei quali si compendiava
la sua vita di vero galantuomo." |
Carnevale Conte Giacomo |
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